di Avv. Alexandro Maria Tirelli Cassazionista. Direttore di International Lawyers Associates. Fondatore e presidente delle Camere Penali del Diritto Europeo e Internazionale. Aggiornato: giugno 2026.

Riassunto

In sintesi. Se un Paese chiede all’Italia (o l’Italia a un altro Paese) di consegnare una persona per processarla o farle scontare una pena, si parla di estradizione. È una procedura veloce e delicata, in cui è in gioco la libertà personale: spesso si decide in poche settimane. Per difendersi bisogna muoversi su due fronti contemporaneamente, quello italiano e quello del Paese che chiede la consegna. In questa guida trovi come funziona, quali sono i tuoi diritti e quando la consegna si può rifiutare.

In breve

  • L’estradizione si distingue in passiva (un altro Stato chiede all’Italia la consegna di una persona) e attiva (l’Italia la chiede a un altro Stato).
  • Nello spazio UE il principale strumento è il Mandato d’Arresto Europeo (decisione quadro 2002/584/GAI, l. n. 69/2005 in Italia).
  • Fuori dall’UE valgono i trattati bilaterali o, in difetto, la cortesia internazionale (artt. 697 ss. c.p.p.).
  • I principi cardine: doppia incriminazione, specialità, divieto di consegna per reati politici, divieto di consegna in violazione di diritti fondamentali.
  • La giurisprudenza CGUE (Aranyosi/Căldăraru, LM, OG/PI, Y) ha innovato profondamente la difesa di chi rischia la consegna con il MAE.
  • I tempi sono stretti: 60 giorni per la decisione sulla consegna in MAE, salvo proroga.

Una premessa: cosa significa difendere un estradando

In oltre vent’anni ho seguito oltre 5.000 procedure di estradizione e consegna interstatuale. È, insieme al diritto penale degli stupefacenti, la materia in cui ho concentrato la pratica e lo studio.

Difendere chi rischia l’estradizione significa difendere una persona davanti a due sistemi giuridici allo stesso tempo. C’è una procedura italiana — quella della Corte d’Appello competente, della Cassazione, del Ministro della Giustizia — e c’è un procedimento estero — quello dello Stato che chiede la consegna, che ha regole proprie. L’avvocato deve fare più cose insieme: a) impedire la consegna (o ottenerne il rifiuto), b) preparare la difesa nel Paese richiedente, nel caso in cui la consegna venga decisa, c) tenere il filo con la famiglia, con il consolato e, dove serve, con gli enti internazionali per i diritti umani.

Nel 2017 ho fondato le Camere Penali del Diritto Europeo e Internazionale proprio per riunire i professionisti che, come me, considerano questa una specializzazione e non un’attività occasionale.


Le due forme di estradizione

Estradizione passiva

L’estradizione passiva è il procedimento con cui l’Italia, ricevuta una richiesta da uno Stato estero, valuta se consegnare la persona richiesta. La procedura è disciplinata dagli artt. 697-722 c.p.p. ed è una procedura mista giurisdizionale-politica: la Corte d’Appello decide sulla sussistenza delle condizioni; il Ministro della Giustizia decide sulla concessione finale.

Le fasi essenziali:

  1. Ricezione della richiesta da parte del Ministero della Giustizia.
  2. Trasmissione al Procuratore generale presso la Corte d’Appello competente per il luogo di dimora o residenza della persona.
  3. Misure coercitive eventuali (custodia cautelare estradizionale, artt. 714 ss.).
  4. Udienza camerale davanti alla Corte d’Appello, che pronuncia sentenza favorevole o contraria alla consegna.
  5. Ricorso per Cassazione entro 10 giorni.
  6. Decreto del Ministro della Giustizia sulla concessione.

Estradizione attiva

L’estradizione attiva è il procedimento opposto: l’Italia richiede ad uno Stato estero la consegna di una persona necessaria a un procedimento penale o all’esecuzione di una pena. È disciplinata dagli artt. 720-722 c.p.p. e dal trattato bilaterale eventualmente applicabile.

La difesa della persona italiana consegnata all’estero deve coordinarsi con il difensore dello Stato in cui finirà. È una pratica che ho perfezionato negli anni con una rete di corrispondenti.

Una nota sulla distinzione concettuale: estradizione e MAE

Nello spazio UE, l’estradizione classica è stata sostituita — per gli Stati membri reciprocamente — dal Mandato d’Arresto Europeo (MAE). Tecnicamente il MAE non è un’estradizione: è una decisione giudiziaria che si fonda sul principio del mutuo riconoscimento, senza passaggio politico. Ma i nodi tecnici sono in larga misura analoghi.

→ Approfondimento dedicato: Mandato di Arresto Europeo


I principi cardine

Il principio di doppia incriminazione

Il principio di doppia incriminazione richiede che il fatto per cui si chiede la consegna sia considerato reato sia dalla legge dello Stato che chiede la consegna sia da quella dello Stato a cui è chiesta. Nell’estradizione extra-UE è regola pressoché universale (con eccezioni di trattato). Nel MAE è derogato per 32 categorie di reato elencate nell’art. 2 par. 2 della decisione quadro 2002/584/GAI (terrorismo, traffico di stupefacenti, traffico di esseri umani, criminalità organizzata, riciclaggio, frode, ecc.) quando lo Stato emittente le punisce con almeno tre anni di reclusione.

Una tesi che ho sostenuto in più scritti: la deroga alla doppia incriminazione nel MAE va interpretata in modo rigoroso. Il giudice del Paese che riceve la richiesta non deve limitarsi a prenderne atto: deve verificare che la qualificazione del reato fatta dallo Stato che chiede la consegna sia davvero plausibile, e non solo dichiarata sulla carta.

Il principio di specialità

Il principio di specialità vieta allo Stato richiedente di processare l’estradato per reati diversi da quelli per cui è stata concessa la consegna, o di estradarlo a sua volta verso un terzo Stato senza nuova autorizzazione. È previsto dall’art. 699 c.p.p. e, nel MAE, dall’art. 27 della decisione quadro.

La giurisprudenza CGUE — in particolare nelle cause Leymann e Pustovarov (C-388/08) e West (C-192/12) — ha precisato i confini del principio nello spazio europeo.

Il divieto di consegna per reati politici

Gli artt. 698 c.p.p. e i trattati bilaterali vietano la consegna per reati di natura politica. La nozione di reato politico è classicamente definita per esclusione, escludendo i reati terroristici (Convenzione Strasburgo 1977 sul terrorismo) e i crimini internazionali. La nozione resta uno dei terreni più interessanti della pratica difensiva: ho sostenuto, in più casi, la natura politica di reati formalmente comuni quando il contesto del procedimento estero lo dimostrava.

Il divieto di consegna in violazione di diritti fondamentali

Il principio, ricavabile dalla giurisprudenza CEDU (in particolare Soering c. Regno Unito, ric. 14038/88, 7 luglio 1989) e dalla giurisprudenza CGUE, vieta la consegna quando vi sia rischio reale che la persona subisca, nello Stato richiedente:

  • trattamenti inumani o degradanti (art. 3 CEDU);
  • violazione del giusto processo (art. 6 CEDU);
  • pena di morte o pena perpetua senza possibilità di revisione.

Corte EDU, Soering c. Regno Unito, ric. 14038/88 (7 luglio 1989) — La decisione di uno Stato contraente di estradare una persona può violare l’art. 3 CEDU, e impegnare la responsabilità dello Stato, quando sussistano motivi seri e comprovati per ritenere che l’interessato corra un rischio reale di subire, nello Stato richiedente, trattamenti inumani o degradanti.

È un’area in cui la difesa è cresciuta enormemente negli ultimi quindici anni.


Il MAE e la giurisprudenza CGUE recente

La giurisprudenza della Corte di giustizia UE ha riscritto, dal 2016 in avanti, la dottrina del MAE. Le pronunce principali — alcune delle quali ho commentato in articoli scientifici e in libri — sono:

Aranyosi e Căldăraru (C-404/15 e C-659/15)

Le cause C-404/15 PPU Aranyosi e C-659/15 PPU Căldăraru del 5 aprile 2016 hanno introdotto il test in due fasi per valutare il rischio di trattamenti inumani o degradanti nelle condizioni di detenzione dello Stato emittente: a) verifica di un rischio sistemico generale; b) verifica di un rischio individuale concreto per la persona specifica. È una giurisprudenza che ha aperto un’area difensiva enorme — la “Aranyosi defense” — nei MAE provenienti da Stati con sistemi carcerari problematici.

LM (C-216/18 PPU)

La causa C-216/18 PPU LM del 25 luglio 2018 ha esteso il test Aranyosi alla violazione dell’indipendenza del giudice emittente. È la base della giurisprudenza sui MAE polacchi degli ultimi anni — un capitolo enorme della pratica europea.

OG e PI (C-508/18 e C-82/19 PPU)

Le cause C-508/18 e C-82/19 PPU OG e PI del 27 maggio 2019 hanno escluso che le procure tedesche (sottoposte al potere direttivo del Ministro) possano emettere validamente un MAE, perché manca il requisito dell’indipendenza dell’autorità giudiziaria emittente.

X e Y / Openbaar Ministerie (C-562/21 PPU e C-563/21 PPU)

Le cause riunite C-562/21 PPU e C-563/21 PPU Openbaar Ministerie (X e Y) del 22 febbraio 2022 hanno chiarito che il test in due fasi elaborato a partire da Aranyosi e LM si applica anche quando ad essere in gioco è il diritto a un giudice precostituito per legge (art. 47, secondo comma, della Carta), comprese le irregolarità nella procedura di nomina dei giudici dello Stato emittente. Anche in questo caso la sola constatazione di carenze sistemiche non basta: occorre verificare il rischio concreto e individuale per la persona richiesta.

→ Approfondisco analiticamente in: MAE — analisi dottrinale


I trattati e la cooperazione extra-UE

Fuori dall’UE, l’estradizione vive sui trattati bilaterali. L’Italia ne ha un’ottantina, di vetustà variabile (alcuni risalgono al XIX secolo, altri sono recentissimi). I trattati più rilevanti per la pratica:

  • Italia — Stati Uniti d’America (trattato di estradizione firmato il 13 ottobre 1983, ratificato con l. n. 225/1984; convenzione aggiuntiva firmata a Roma il 3 maggio 2006).
  • Italia — Brasile (trattato di estradizione firmato a Roma il 17 ottobre 1989, ratificato con l. n. 144/1991, in vigore dal 1° agosto 1993).
  • Italia — Argentina (convenzione di estradizione firmata a Roma il 9 dicembre 1987, con protocollo addizionale firmato a Roma il 31 marzo 2003).
  • Italia — Federazione Russa (accordo bilaterale di assistenza giudiziaria in materia penale).
  • Italia — Marocco, Italia — Tunisia, Italia — Albania, e gli altri trattati con Paesi del bacino mediterraneo.

→ Approfondimento dedicato: Estradizione verso gli Stati Uniti

In difetto di trattato, il sistema italiano consente l’estradizione per cortesia internazionale ai sensi degli artt. 697 ss. c.p.p., previa promessa di reciprocità. È un’ipotesi meno frequente ma giuridicamente importante.


Le red notice Interpol

La red notice non è un mandato di arresto. È una richiesta di localizzazione e di arresto provvisorio emessa da Interpol su richiesta di uno Stato membro. La sua circolazione attraverso il sistema I-24/7 rende possibile l’arresto in qualunque Paese aderente.

Tre cose vanno chiarite:

  • la red notice non legittima da sola l’estradizione: è il primo passo, da cui devono seguire una richiesta formale di estradizione e una decisione dell’autorità giudiziaria nazionale;
  • la red notice può essere contestata davanti alla CCF (Commission for the Control of Interpol’s Files) per violazione dello statuto di Interpol — in particolare, per violazione dell’art. 3 dello statuto che vieta attività di natura politica, militare, religiosa o razziale;
  • molti Stati con governi autoritari abusano del sistema red notice per perseguitare oppositori politici all’estero. È un capitolo della pratica internazionale dei diritti umani.

Nella mia pratica ho seguito ricorsi alla CCF per la cancellazione di red notice abusive, in particolare nei casi in cui la segnalazione mascherava una persecuzione politica.


I casi pratici tipici

Le situazioni che vedo, ricorrenti negli anni:

  • Fermo in aeroporto su segnalazione SIS o red notice Interpol: il cliente viene fermato in transito su un aeroporto italiano e si trova davanti a una procedura di estradizione lampo. Le prime 48 ore sono cruciali.
  • MAE polacco o ungherese: i MAE provenienti da Paesi con problemi di indipendenza giudiziaria offrono spazi difensivi rilevanti dopo la giurisprudenza LM.
  • Estradizione verso gli Stati Uniti: i casi USA-Italia coinvolgono spesso reati economici (frode, money laundering) e richiedono coordinamento con counsel statunitense.
  • Estradizione verso la Russia o l’America Latina: casi spesso politicamente sensibili, in cui la difesa sui diritti fondamentali è cruciale.
  • Estradizione attiva richiesta dall’Italia: il cliente italiano viene fermato all’estero e il difensore italiano deve coordinarsi con il difensore locale per impedire/ritardare la consegna.

Una tesi: l’avvocato dell’estradando come “difensore di sistema”

Sostengo che la difesa di chi rischia l’estradizione, oggi, non sia più solo difesa di un singolo procedimento: è difesa di sistema. Il difensore deve saper agire contemporaneamente sui piani:

  1. giurisdizione interna (Corte d’Appello, Cassazione);
  2. giurisdizione UE (con eventuali rinvii pregiudiziali alla CGUE);
  3. giurisdizione CEDU (con eventuali ricorsi a Strasburgo per misure provvisorie ex art. 39);
  4. enti internazionali Interpol (con ricorsi alla CCF);
  5. giurisdizione dello Stato richiedente (in coordinamento con counsel locale).

È una specializzazione che richiede formazione continua, rete internazionale e dedicazione esclusiva. È la ragione per cui ho fondato le Camere Penali del Diritto Europeo e Internazionale.


Le mie pubblicazioni sul tema

Sul tema dell’estradizione e della cooperazione giudiziaria ho pubblicato, tra l’altro:

  • Il diritto di Estradizione. Manuale pratico per Avvocati di diritto internazionale — manuale sull’estradizione attiva e passiva, sul Mandato d’Arresto Europeo, sulla CEDU, sul ricorso alla Corte e sul trasferimento del detenuto.
  • Le droit d’Extradition — edizione in lingua francese dedicata all’estradizione e alla cooperazione giudiziaria.
  • El derecho de extradición — edizione in lingua spagnola sul diritto dell’estradizione.
  • Extradition Law — edizione in lingua inglese sui medesimi temi, pensata per i corrispondenti esteri.

→ Elenco completo


FAQ

Cos’è l’estradizione? L’estradizione è il procedimento con cui uno Stato consegna ad un altro Stato una persona perché vi sia processata o vi sconti una pena. Si distingue in attiva (l’Italia richiede a un altro Stato) e passiva (un altro Stato richiede all’Italia).

Qual è la differenza tra estradizione e MAE? Il Mandato d’Arresto Europeo è lo strumento di consegna tra Stati membri UE, fondato sul mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie (decisione quadro 2002/584/GAI). Tecnicamente non è un’estradizione, ma una procedura giudiziaria quasi automatica, in cui i motivi per rifiutare la consegna sono solo quelli elencati dalla legge.

Cos’è il principio di doppia incriminazione? È il principio per cui il fatto per cui si chiede la consegna deve essere reato in entrambi gli Stati. Nel MAE è derogato per 32 categorie di reato gravi quando lo Stato emittente prevede almeno 3 anni di reclusione.

L’Italia estrada i propri cittadini? Sì, ma con limiti. Per l’estradizione extra-UE, vale il divieto di estradizione del cittadino salvo trattato (art. 26 Cost. e art. 698 c.p.p.). Nel MAE l’Italia ha previsto la consegna del cittadino, ma con possibilità di esecuzione della pena in Italia (art. 18-bis l. 69/2005).

Cos’è una red notice Interpol? È una richiesta di localizzazione e di arresto provvisorio emessa da Interpol su segnalazione di uno Stato membro. Non è un mandato di arresto autonomo, ma può portare al fermo della persona segnalata in qualunque Paese aderente.

Quanto dura una procedura di estradizione? Nel MAE la decisione sulla consegna deve essere presa entro 60 giorni dall’arresto (prorogabili a 90). Nell’estradizione extra-UE i tempi sono più variabili e dipendono dal trattato.

Si può difendere contro la consegna? Sì. I motivi di rifiuto, sia nel MAE sia nell’estradizione classica, sono molteplici e includono violazioni di diritti fondamentali, mancanza di doppia incriminazione, ne bis in idem, condizioni di detenzione inumane nello Stato richiedente. La difesa richiede preparazione tecnica specifica.