Chi mi telefona per una truffa amorosa, quasi sempre, comincia con una scusa. “Avvocato, mi scusi se la disturbo, forse è una sciocchezza.” Poi, piano, viene fuori la storia: una persona conosciuta su un’app o su un social, mesi di messaggi, di voce calda, di promesse. E un certo punto i soldi. Prima poco, poi sempre di più. Fino a quando la persona è sparita, e con lei i risparmi.

La prima cosa che dico, ogni volta, è la stessa: non si vergogni. Non è caduto in una trappola da ingenuo. È stato preso di mira da un’organizzazione che fa questo di mestiere, con copioni scritti, identità rubate e una freddezza che non immagina. Lei è la persona offesa di un reato. Punto.

E la seconda cosa che dico è ancora più importante: agiamo subito. Nelle truffe sentimentali il tempo non è un dettaglio, è quasi tutto.

Cosa succede davvero, dietro lo schermo

La dinamica la conosco a memoria, perché si ripete uguale. Qualcuno ti scrive, è gentile, presente, sembra capirti come nessuno. Costruisce una relazione vera nei tuoi sentimenti, finta in tutto il resto. La foto è rubata, il nome è inventato, a volte c’è perfino un documento contraffatto a dare credibilità al personaggio.

Poi arriva la richiesta. Non subito, mai subito: prima viene l’affetto, poi l’emergenza. Un intervento medico, un viaggio per venire finalmente a conoscerti, una dogana che blocca un pacco, un investimento “sicuro” in criptovalute. La leva è sempre emotiva, ed è proprio questo che la rende efficace. Chi ci casca non è sprovveduto. È una persona che si è fidata.

Sì, è un reato. Anche se lui è dall’altra parte del mondo

Questa è la parte che spesso le vittime non sanno, e che cambia tutto.

La truffa sentimentale rientra a pieno titolo nella truffa dell’art. 640 del codice penale: chi, con artifici e raggiri, induce qualcuno in errore e si procura un profitto ingiusto a danno altrui. La Cassazione lo ha detto chiaramente: una falsa identità digitale, costruita per estorcere denaro fingendo amore, sono artifici e raggiri a tutti gli effetti.

Ma c’è una novità che mi interessa molto, perché è recente e fatta apposta per casi come il tuo. Con la legge sulla cybersicurezza, la L. 90/2024, è stata introdotta nell’art. 640 una nuova aggravante: la truffa commessa a distanza, attraverso strumenti informatici o telematici che servono a ostacolare l’identificazione di chi la compie. È esattamente la fotografia di una romance scam. Quando scatta, la pena sale da sei mesi-tre anni a uno-cinque anni di reclusione, oltre alla multa. E attenzione: nonostante l’aggravante, questa truffa online resta procedibile a querela della persona offesa, lo ha confermato la stessa Cassazione. Significa che il tuo passo, la querela, è decisivo: senza, il procedimento non parte.

Spesso il quadro si allarga. Se hanno usato un nome e un’identità falsa, può aggiungersi la sostituzione di persona dell’art. 494, reato procedibile d’ufficio che, per la sua natura sussidiaria, rileva quando il fatto non integra già un altro delitto contro la fede pubblica. E quasi sempre, dietro, c’è il riciclaggio: il denaro non sparisce, viene spostato. Fatto transitare su conti diversi, esteri, intestati a prestanome, talvolta convertito in criptovaluta per cancellare le tracce. Sono condotte che il codice punisce con severità ben maggiore della truffa stessa, e sono anche la ragione tecnica per cui, a volte, il denaro si può seguire.

Il fatto che i responsabili siano all’estero non li rende intoccabili. Quando il danno colpisce una vittima in Italia, le autorità italiane possono procedere e attivare la cooperazione con gli altri Paesi. Non è semplice, non lo nascondo. Ma “difficile” non vuol dire “impossibile”.

I segnali, per chi è ancora in tempo a fermarsi

Se stai leggendo perché qualcosa non ti torna, e i soldi non li hai ancora mandati, fermati qui. Questi sono i campanelli che vedo in ogni fascicolo.

La persona non si fa mai vedere in videochiamata, o ha sempre una scusa pronta. Racconta di essere lontana per un lavoro che giustifica l’irreperibilità: piattaforme petrolifere, missioni militari, medici in zone remote. Dopo settimane di attenzioni intense, arriva la prima richiesta di denaro, sempre urgente. Ti chiede di non parlarne con nessuno, di tenerlo “tra noi”. E magari propone un investimento dai rendimenti che, se ci pensi a mente fredda, sono impossibili.

Se riconosci anche solo due di questi segnali, ogni euro in più è quasi certamente perso. Non versare nulla per “verificare”, “sbloccare” o “completare”. Chiudi.

Cosa fare nelle prime ore, in concreto

Quando mi arriva una persona appena truffata, lavoriamo a velocità diversa dal solito, perché i fondi si muovono in fretta. L’ordine è questo.

Smetti immediatamente di pagare. Anche se ti diranno che con un ultimo versamento “recuperi tutto”: è la seconda truffa, quella sul recupero, che colpisce chi è già stato colpito.

Chiama la tua banca, subito. Un bonifico molto recente, in certi casi, può ancora essere bloccato o richiamato: ogni ora conta.

Conserva tutto, senza buttare niente: chat, email, foto e profili usati, numeri di telefono, ricevute dei pagamenti, e soprattutto i dati dei conti su cui hai inviato denaro (IBAN, intestatari, indirizzi di wallet). Sono la spina dorsale dell’indagine.

Presenta denuncia-querela alle forze dell’ordine con tutto il materiale. E ricorda il termine: per i reati procedibili a querela hai tre mesi dal giorno in cui hai avuto piena consapevolezza del fatto e di chi l’ha commesso (art. 124 del codice penale). È una finestra che non conviene mai sprecare.

Mi è capitato di seguire persone arrivate nello studio a giorni di distanza dall’ultimo bonifico: in quei casi, muovendoci insieme su banca, querela e richieste di tracciamento, una parte del recupero è stata possibile. In altri, arrivati dopo mesi, il denaro era ormai disperso su una catena di conti esteri. Non per colpa loro. Solo per il tempo passato.

Si recuperano i soldi?

È la domanda più dolorosa, e ti devo una risposta onesta: dipende. Ma vale sempre la pena provare.

Le probabilità crescono quando l’operazione è recente e i fondi non sono ancora stati frammentati; quando i conti di destinazione si possono tracciare, con la collaborazione di banche e autorità; e quando la rete viene individuata e i suoi beni sequestrati nel procedimento penale. Il recupero, quasi mai, passa da una sola strada: è il blocco bancario tempestivo, più l’indagine penale, più le richieste di cooperazione verso i Paesi coinvolti, talvolta più un’azione civile per il risarcimento. Tenere insieme questi fronti, e farlo in fretta, è la parte del lavoro in cui un avvocato fa la differenza vera.

Perché non affrontarla da soli

Una truffa amorosa pesa due volte: per i soldi e per la ferita. Da soli si rischia di muoversi tardi, o male: una denuncia incompleta, una banca contattata quando ormai è troppo tardi, il silenzio per vergogna mentre il denaro viaggia. Il mio compito è prendere in mano tutto questo: una querela solida, la corsa sul fronte bancario, le richieste di tracciamento, una valutazione realistica — non illusoria — delle possibilità di recupero. E aiutarti a stare dove devi stare: dalla parte di chi un reato lo ha subìto.

Non aspettare per la vergogna. Ogni giorno che passa il denaro si sposta e si fa più difficile da seguire. La tempestività è ciò che fa davvero la differenza.

Domande frequenti

La truffa amorosa online è un vero reato? Sì, senza dubbi. È truffa ai sensi dell’art. 640 c.p., oggi spesso aggravata dalla nuova ipotesi introdotta nel 2024 per le truffe commesse online con strumenti che nascondono l’identità. Può accompagnarsi a sostituzione di persona e riciclaggio. Tu sei la vittima, non chi deve giustificarsi.

I truffatori sono all’estero: si può fare comunque qualcosa? Sì. Se il danno colpisce una persona in Italia, le autorità italiane possono procedere e attivare la cooperazione internazionale per risalire ai responsabili. È più complesso, ma si fa.

Posso recuperare i soldi che ho inviato? Non è garantito, ma è possibile, soprattutto se agisci subito. Un bonifico recente a volte si blocca; il recupero dipende da quanto i fondi sono tracciabili e dagli eventuali sequestri.

Cosa devo conservare come prova? Tutto: chat, email, foto e profili usati, numeri, ricevute dei pagamenti e i dati dei conti di destinazione. Sono la base della denuncia e dell’azione di recupero.

Mi chiedono altri soldi per “sbloccare” quelli persi. Che faccio? Non pagare, mai. È la truffa sul recupero: chi promette di restituirti il denaro in cambio di un nuovo versamento sta solo colpendoti una seconda volta.

Quando devo rivolgermi a un avvocato? Il prima possibile. C’è un termine di tre mesi per la querela, e i fondi si muovono in fretta: una consulenza tempestiva imposta denuncia, blocco bancario e recupero nel momento in cui hanno più probabilità di funzionare.


Le norme di riferimento. Truffa: art. 640 c.p. (reclusione da sei mesi a tre anni; nelle ipotesi aggravate da uno a cinque anni), con l’aggravante per le truffe commesse a distanza tramite strumenti informatici idonei a ostacolare l’identificazione, introdotta dalla L. 90/2024. Sostituzione di persona: art. 494 c.p. Riciclaggio e autoriciclaggio: artt. 648-bis e 648-ter.1 c.p. Termine per la querela: art. 124 c.p. (tre mesi dalla conoscenza del fatto).